La Cassazione non è un’opinione
La Corte di cassazione ha emesso due sentenze piuttosto rilevanti che, per una volta, hanno un senso garantista e, quindi, tendono a limitare lo strapotere dell’accusa e la soggezione dei giudici delle udienze preliminari. In riferimento al procedimento contro Flavio Carboni e Pasquale Lombardi per la cosiddetta “P3”, la Cassazione ha annullato l’ordine di custodia cautelare perché essa era motivata dal contenuto di intercettazioni di colloqui con parlamentari che non apparivano affatto casuali, ma “mirate” e quindi in aperto contrasto con la legge Boato.

La Corte di cassazione ha emesso due sentenze piuttosto rilevanti che, per una volta, hanno un senso garantista e, quindi, tendono a limitare lo strapotere dell’accusa e la soggezione dei giudici delle udienze preliminari. In riferimento al procedimento contro Flavio Carboni e Pasquale Lombardi per la cosiddetta “P3”, la Cassazione ha annullato l’ordine di custodia cautelare perché essa era motivata dal contenuto di intercettazioni di colloqui con parlamentari che non apparivano affatto casuali, ma “mirate” e quindi in aperto contrasto con la legge Boato. Questo significa che, oltre alla procura che le ha richieste, anche le decisioni dei giudici sia sulle intercettazioni sia sulla conseguente richiesta di arresti sono illegittime. Si dice che le sentenze della Cassazione “fanno giurisprudenza”, cioè hanno un valore generale, che vale come interpretazione definitiva delle leggi e che per questo debbono essere rispettate da tutta la magistratura. Se è così, vuol dire che l’uso spregiudicato di intercettazioni e l’irrogazione non motivata di misure cautelari, che erano diventati la regola, dovrebbero subire un deciso colpo di freno, per decisione interna all’ordinamento giudiziario e non per intervento politico.
Anche l’altra sentenza, che annulla la custodia cautelare irrogata a Fabio De Santis e a Mauro Della Giovanpaola dal tribunale di Perugia nel marzo scorso, dà ragione alle tesi difensive, ma arriva quando ormai erano scaduti i termini di detenzione preventiva. Al di là dei casi specifici, che comunque sono rilevanti per il rilievo mediatico assunto dai relativi procedimenti, il senso generale delle recenti sentenze rappresenta una novità di un certo rilievo. La Cassazione, che in passato aveva avallato interpretazioni estensive, a cominciare dall’assurda costruzione di un reato non previsto dal codice, la partecipazione esterna ad associazione criminale, ora sembra voler porre dei limiti, che probabilmente le procure cercheranno di aggirare, ma che avranno un peso determinante nelle decisioni dei giudici. Un atteggiamento più garantista della magistratura, il riconoscimento dell’inviolabilità della riservatezza almeno dei parlamentari, sono tasselli utili a rimettere sui binari il confronto sulla riforma della giustizia e della procedura penale, nonostante la levata di scudi sistematica dell’Associazione nazionale magistrati, smentita autorevolmente nel suo oltranzismo.